DI PIRATI E DI LIBERTÀ

06.03 – Cory Doctorow a Milano

Posted in Cronologia by Stefano Lentati on 6 marzo 2009

Venerdì alle 19.00 c’è stata l’attesa conferenza di Cory Doctorow a Milano per la serie Meet the Media Guru.

Sala molto affollata, Cory ha sostanzialmente toccato molti degli argomenti che ha trattato in questo anni e raccolto nel libro ©ontent scaricabile gratuitamente. Ma sentirgliele raccontare di persona è stato molto bello. Non sono mancati un paio di riferimenti critici alla realtà italiana. Per l’occasione Doctorow ha annunciato la prossima uscita in italiano di Little Brother, per Newton Compton, recentemente nominato al Nebula 2008.

Presente alla serata anche il Direttore Responsabile di Wired, Riccardo Luna, che lo ha intervistato la sera prima. L’intervista dovrebbe aver toccato anche le questioni legate all’attualità legislativa in Italia.

Cory Doctorow @ Meet the Media Guru

Cory Doctorow @ Meet the Media Guru

11.02 – Quintarelli e Scorza sull’intervista a D’Alia

Posted in Cronologia by Stefano Lentati on 11 febbraio 2009

Segnalo due commenti alla intervista al Sen. D’Alia comparsa su You Tube.

Post di Stefano Quintarelli dal titolo “quel biiip di biiip ha biiip una biiip!” che entra anche nello specifico tecnologico della questione, sostenendo che quanto richiesto dall’art. 50bis non è attuabile, “a meno di vietare la comunicazione digitale tout-court.”

Stefano Quintarelli è uno dei pionieri nella introduzione commerciale di Internet in Italia. Ha contribuito alla nascita di AIIP, l’Associazione Italiana degli Internet Provider di cui è stato Presidente. È stato votato dal Corriere della Sera Economia uno dei 30 imprenditori più innovativi in Italia. È autore di libri e articoli su Internet apparsi sui principali quotidiani italiani ed è curatore scientifico di seminari di aggiornamento per la comunità finanziaria italiana su temi tecnologici per conto di banche di affari internazionali.

Post di Guido Scorza dal titolo: “… e di ignoranza” che evidenzia alcuni punti deboli delle affermazioni del Sen. D’Alia e si richiama a valori giuridici come la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino per criticare l’art.50 bis.

Guido Scorza è giurista, Professore a.c. presso il Master di diritto delle nuove tecnologie dell’Università di Bologna e presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, Presidente dell’Istituto per le politiche dell’Innovazione, autore di Processo alla Rete

11.02 – Intervista al Senatore D’Alia

Posted in Cronologia by Stefano Lentati on 11 febbraio 2009

Il senatore D’Alia risponde a domande sull’art.50bis.

link al video su YouTube

09.02 – Su Facebook mille adesioni alla causa di Gigi Tagliapietra.

Posted in Cronologia by Stefano Lentati on 9 febbraio 2009

Gigi Tagliapietra, “Mastro Tecnologo”, esperto di sciurezza e autore blog Toc,toc. Chi è? Il lupo! per Nova100 del Sole 24 Ore, ha lanciato su Facebook la causa dal titolo: Onorevoli, smettete di legiferare in materia di internet senza conoscerla. A oggi le adesioni alla causa sono arrivate a quasi 1000 utenti di Facebook.

Il 5 gennaio Gigi Tagliapietra aveva commentato sul suo blog per Nova100 la notizia dell’approvazione dell’articolo 50bis del DDL 733 con un post intitolato “Il filtraggio imposto per legge, una follia”: “Non è ammessa l’ignoranza della legge, dice un sano principio giuridico ma anche l’ignoranza di chi legifera non è più tollerabile e il “popolo della rete” deve fare sentire la sua voce e deve farlo in fretta, magari prima che questo messaggio sia filtrato perchè considerato “istigazione a disobbedire alle leggi”.”

Il blog personale di Gigi Tagliapietra lo trovate qui: http://www.gigitaly.eu

09.02 – Comunicato ISOC su art.50 bis

Posted in Senza Categoria by Stefano Lentati on 9 febbraio 2009

ISOC pubblica sul proprio website un comunicato ufficiale  relativo all’approvazione dell’art.50 bis.

Rilevate il passaggio sulla fattibilità tecnica del cosiddetto “filtraggio”: “ISOC Italia contesta ancora una volta un tentativo di regolamento per Internet predisposto in completa assenza di conoscenze sulle materie inerenti il sistema stesso. Gli appositi strumenti di filtraggio richiamati l’art.50-bis del DDL 733 in oggetto NON esistono e NON esiste una tecnologia per implementarli.”

L’Internet SOCiety (ISOC) è l’organizzazione internazionale di supporto alla Rete Internet: essa promuove lo sviluppo e la crescita di Internet a partire dal 1992, ed oggi partecipa con impegno al processo globale di definizione della governance dell’Internet del futuro.

link al comunicato di ISOC

09.02 – Google: “Filtrare la rete, no grazie”

Posted in Cronologia by Stefano Lentati on 9 febbraio 2009

Sul blog ufficiale di Google Italia è stato pubblicato un post dall’eloquente titolo: “Filtrare la rete, no grazie” che affronta le possibili conseguenze dell.art. 50bis del DDL 733.

L’articolo si conclude così: “Tutto questo non serve a combattere il crimine, perché basta segnalare un’attività illecita a qualunque Internet service provider perché questi la possa rimuovere: è già previsto dalla legge e dai contratti di tutti coloro che forniscono servizi online. Questo serve a controllare la Rete e in quanto tale è pericoloso per la nostra libertà.”

08.02 – Rai News 24: Politiche dell’Innovazione

Posted in Cronologia by Stefano Lentati on 8 febbraio 2009

Su YouTube la puntata del programma Salva con Nome in onda su Rai News 24 dedicata alle Politiche dell’Innovazione. La parte dedicata sulle questioni legate a copyright e all’attualità del Comitato Tecnico AntiPirateria inizia a 6 minuti e 20 secondi.

08.02 – Gruppi su Facebook

Posted in Senza Categoria by Stefano Lentati on 8 febbraio 2009

Segnalo due gruppi attivi su Facebook.

1) Contro la censura della rete e di Facebook, fondato da Giovanbattista Frontera, Vicepresidente di AssoProvider

2) Campagna per lo sviluppo della cultura e del mercato digitale, fondato da Marco Pierani di Altroconsumo

06.02 – Italia: libertà filtrate?

Posted in Cronologia by Stefano Lentati on 6 febbraio 2009

Gaia Bottà su punto-informatico.it approfondisce i possibili scenari che si potrebbero verificare in applicazione all’art. 50 bis del DDL 733. Gli scenari ipotizzati nell’articolo sono piuttosto spessi, per cui riporto quasi integralmente il testo, raccomandando tuttavia di andare a leggerlo per intero al seguente link:

link all’articolo di gaia Bottà sul website punto-informatico.it

“Se le parole di un cittadino della rete dovessero finire sotto indagine per essersi pronunciato riguardo a certi delitti, se il cittadino della rete dovesse essere sospettato di aver incoraggiato a commettere un reato, l’autorità giudiziaria potrebbe comunicare al Ministro dell’Interno la necessità di intervenire. “Ci sono i presupposti perché il ministro agisca in modo discrezionale” spiega l’avvocato Daniele Minotti, contattato da Punto Informatico: la formulazione del testo non sembra obbligare il Ministro a disporre il decreto per mettere in moto i provider.
Ma una volta emesso il decreto la palla passerà agli ISP: dovranno innescare “appositi strumenti di filtraggio”, dei quali tracceranno i contorni tecnici e tecnologici il Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione. Avranno 24 ore per isolare dalla rete la pagina indicata dal decreto del Ministro: a pendere sul capo del provider potrebbero esserci sanzioni che oscillano dai 50mila ai 250mila euro. Ma soprattutto, sottolinea l’avvocato Minotti, l’ombra dell’accusa di essere corresponsabili di “apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet”. “Rischiano di essere accusati di concorso – spiega Minotti – si tratta di un meccanismo perverso: avere l’obbligo giuridico di impedire un evento e sfuggire a quest’obbligo equivale a lasciare che altri continuino a compiere il reato e si finisce per dover rispondere di reato omissivo improprio. Pagando per la stessa imputazione”. Un’imputazione che, delineata dagli artt. 414 e 414 c.p., è punita con il carcere: da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.

L’articolo 50-bis del DDL prevede in sostanza che, in caso di indagini relative a delitti di apologia di reato e di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, in caso di decreto emesso dal Ministro i provider operino così come disposto per quanto riguarda pedopornografia e gambling. Fatta eccezione per ordinanze della magistratura come quella emessa nel caso delle sigarette vendute online o nel caso di The Pirate Bay, solo per gli abusi sui minori riversati online e solo per il gambling non autorizzato mediato dalla rete è possibile ordinare ai provider di operare il filtraggio. Le sanzioni che rischiano i provider che non procedono a rendere irraggiungibile la pagina sono le stesse di quelle previste dal decreto Gentiloni in materia di pedopornografia online: in entrambi i casi incombe sugli ISP un’ammenda da 50mila a 250mila euro, in entrambi i casi i provider potrebbero rischiare la corresponsabilità.

Le poche parole contenute nell’articolo 50-bis potrebbero aprire uno squarcio su uno scenario inquietante: l’avvocato Minotti sottolinea che i reati d’opinione sono reati che non sono inquadrati dalla legge in maniera definita, che potrebbero sovrapporsi con la manifestazione del pensiero dell’individuo, un diritto tutelato dall’articolo 21 della Costituzione. I provider, concordano i consumatori, potrebbero trovarsi ad agire come setacci della libera espressione: il filtraggio può essere ordinato qualora “sussistono concreti elementi che consentano di ritenere” che sia stato commesso un reato.

Sono numerosi gli interrogativi che si configurerebbero, qualora il DDL dovesse convertirsi in legge senza che l’art.50-bis venga stralciato. L’attenzione dell’autorità giudiziaria potrebbe concentrarsi ad esempio su un video postato su una piattaforma di sharing. Nell’ipotesi che la piattaforma non rimuova il contenuto su segnalazione, dovrebbero intervenire i provider. Che potrebbero non avere i mezzi per agire in maniera chirurgica, e potrebbero trovarsi costretti a inibire l’accesso all’intero dominio. “L’applicazione del DDL appena approvato – conferma a Punto Informatico l’avvocato Guido Scorza – porta come automatica conseguenza il ritorno del paese ad un film liberticida già visto 10 anni fa: quello in cui per impedire la circolazione di un contenuto ritenuto illecito si sequestrava un intero server”.

Gli ISP, in attesa del testo consolidato del DDL, manifestano apprensioni e denunce. Assoprovider, che poche settimane fa si era espressa in materia, è netta: “Lo schema ormai collaudato – spiega a Punto Informatico il presidente Dino Bortolotto – è che se qualche reato viene commesso per mezzo di Internet allora è indispensabile un intervento legislativo speciale che contenga necessariamente un coinvolgimento dei provider (ovviamente italiani) nell’azione di repressione e dove le sanzioni per i provider che non ottemperano in tempi richiesti ovviamente non tengono in nessun conto né delle capacita operative ed economiche dei provider”. “Come dire – affonda Bortolotto – che con la scusa di perseguire un fine nobile (perseguire un reato) si determinino delle misure che ledono significativamente la libertà d’impresa di chi non ha commesso alcun reato”. Il presidente di Assoprovider scaglia una provocazione: “ad esempio per catturare tutti i latitanti perché non obbligare tutti gli esercizi pubblici ad effettuare l’identificazione dei frequentatori e ovviamente, in caso di mancata identificazione di un latitante, erogare una multa da 50mila a 250mila euro”?

“Se fosse vero – paventa invece il presidente di AIIP Paolo Nuti – ci troveremmo di fronte ad un provvedimento che sovverte, e non sarebbe la prima volta, il concetto di sequestro”. “Anziché concentrare l’attenzione su chi utilizza Internet per compiere reati e rimuovere i contenuti illecitamente diffusi – spiega Nuti a Punto Informatico – ci si limiterebbe a nasconderne l’esistenza ad un’opinione pubblica giustamente allarmata, ma sostanzialmente inconsapevole della differenza che corre tra pull e push, tra internet e la televisione, tra censura e sequestro”. “Se fosse vero – denuncia Nuti – il prossimo passo potrebbe essere il ripristino della censura, espressamente esclusa dall’articolo 15 della Costituzione, delle comunicazioni interpersonali”.

Ma il senatore D’Alia, che pure in passato si è fatto promotore di altre misure di controllo della rete, si mostra soddisfatto dell’integrazione dell’emendamento. Un emendamento che fa seguito alle invettive scagliate contro coloro che su Facebook inneggino a capi mafiosi, a gruppi terroristici, alla violenza. D’Alia nei giorni scorsi aveva definito Facebook “un social network che si sta rendendo complice di ogni genere di nefandezza, cavalcando per puri motivi pubblicitari i più beceri istinti emulativi”. Il senatore aveva promesso “la regolamentazione di un settore che somiglia sempre più a una giungla dove tutto è tollerato”. Il primo passo verso la regolamentazione è stato compiuto: “In questo modo – ha commentato D’Alia nelle scorse ore – diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network Facebook, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle BR, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio”.

“L’ICT – denuncia l’esperto Stefano Quintarelli sulle pagine di Punto Informatico – è un tema specialistico non così ampiamente noto ai parlamentari. Esiste la Fondazione Bordoni che è un thinktank in materia di TLC, che ha sempre lavorato per il ministero delle Comunicazioni.” “È stata consultata? – si chiede Quintarelli – Non credo proprio che avrebbero espresso parere favorevole a un provvedimento come questo. E se non è stata consultata, sarebbe cosa buona e giusta farlo, per il futuro”. “Internet è uno strumento di comunicazione – ammonisce Quintarelli – non un’arma di diffusione di massa”.

06.02 – Dal blog di Beppe Grillo

Posted in Cronologia by Stefano Lentati on 6 febbraio 2009

Anche il blog di Beppe Grillo ha commentato l’approvazione dell’art. 50 bis con un post intitolato “L’obbedienza non è più una virtù”.

” Il Senato ha approvato il filtraggio dei siti con l’emendamento D’Alia, senatore UDC e compagno di banco di Cuffaro. Se, in futuro, un blogger dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Di leggi ingiuste ne sfornano una al giorno. C’è solo l’imbarazzo della scelta. La prima è stata il Lodo Alfano e l’ultima la denuncia da parte dei medici dei clandestini che si fanno curare. La legge D’Alia può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque questo si trovi, anche se all’estero. In pratica schierano i server alle frontiere invece che gli eserciti. Di fronte a queste leggi l’unica risposta è la disobbedienza civile. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?).Noi neppure.

link all’articolo completo su Beppegrillo.it

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